INTERVISTA A LAURA
JELENKOVICH
(ottobre 2008)
SPECCHIO- Parlaci un
po' di te e dei tuoi esordi letterari, se hai cominciato da bambina, se
la passione ti è venuta un po' più tardi, se amavi un genere particolare
di scrittura, ecc.
LAURA- Una baita,
coperta di neve. Un fuoco rosso che scaldava la stanza immersa nel
silenzio. Solo il suono dei tasti della macchina da scrivere si udiva in
quella notte da lupi, in cui io, seduta sul divano, finivo di scrivere
il mio grande romanzo. Era questo il mio sogno ricorrente, quando ero
ancora bambina, alle elementari. Sono sempre stata un tipo complicato,
di quelli che a 8 anni si chiedono il perché dell’esistenza della
vita e dell’universo.
Troppo cerebrale, avrei dovuto giocare di più con le Barbie e andare in
bicicletta. Invece no, scrivevo, fin dalla prima media. Racconti usa e
getta, come li definivo, prendendo spunto dalla strada, dalla vita
familiare, dalla televisione. Credevo che non sarei mai stata in grado,
però, di scrivere un vero e proprio libro, con una trama che andasse
oltre le tre pagine. Mi sbagliavo. Tanti anni dopo è arrivato
Julian, ai confini tra terra e cielo.
SPECCHIO- Qualche nota
breve sulla trama di Julian, ai confini tra terra e cielo
(clicca qui per la
recensione).
LAURA- Julian è un ragazzo come tanti,
con i suoi problemi e insicurezze, che ad un tratto scopre di essere
destinato a qualcosa più grande di sé, più grande della vita stessa e
della morte. Attraverso ogni capitolo, aiutato da nuovi amici e maestri,
inizia un cammino di crescita spirituale che lo prepara a compiere ciò
per cui è nato. E i lettori con lui. La trama svela cosa si nasconde al
confine tra terra e cielo, dove gli spiriti perdono se stessi. Dove
tutto si ripete, uguale ogni giorno, per l’eternità. Ma Julian può
cambiare le cose. Ehi,
basta basta, sto dicendo già troppo!
SPECCHIO- Come ti è venuta
l'idea di una storia come questa? Ci sono situazioni autobiografiche nel
personaggio di Julian e nella sua vicenda?
LAURA- Sono sempre
stata molto affascinata da tutto ciò che è paranormale, medianico,
spirituale. Dai fantasmi alla New Age, dalla Wicca alle filosofie
indiane. Un’avida divoratrice di libri sull’argomento. E da lì il
desiderio di sperimentare è automatico. L’idea è venuta
dall’elaborazione di un dolore personale: la perdita di mia madre.
Certo, ero convinta che lei stesse bene, lieta e felice in Paradiso o
comunque lo si voglia chiamare. Ma se non fosse stato così? Ho
cominciato a fantasticare, e unendo i pezzi del mio personalissimo
puzzle è venuto fuori Julian, di getto, in un mese e mezzo. Diciamo che
più della metà del libro prende spunto dalle mie esperienze in
materia.
SPECCHIO- Ti ispiri a
qualche autore che ami particolarmente o preferisci nuovi linguaggi
espressivi?
LAURA- Posso dirti
solo un nome, che per me equivale all’Olimpo della scrittura: Dino
Buzzati. Ho letto Il Deserto dei Tartari per la prima
volta a 11 anni (sì, lo so,
non c’è bisogno di fare quella faccia!) e credo che il modo di scrivere
e di vedere il mondo del grande Dino mi abbia influenzato parecchio,
anche se raggiungere i suoi livelli è impossibile. Diciamo che una mia
caratteristica è quella di inserire scene comiche anche nelle situazioni
più drammatiche, che strappano quella risata inaspettata che rende più
cupa, e pesante come un macigno, la scena successiva. Una caratteristica
particolare? Odio i punti e virgola, dovrebbero abolirli per legge. Un
bel decreto e via, scomparsi dalla lingua italiana.
SPECCHIO- Speriamo
proprio di no! A noi i punti e virgola piacciono molto, e spesso sono
l'unica alternativa a frasi chilometriche, che altrimenti sarebbero
incomprensibili, o a frasi brevi e secche chiuse da un punto. Ma
tornando a te, quanto hanno inciso le tue esperienze professionali e
soprattutto esistenziali sulla tua opera di scrittrice?
LAURA- Ogni singolo
giorno, ogni esperienza mi rinnova come scrittrice e come persona.
Quando metto le mani alla tastiera (un tempo erano fogli colorati da
quadernone, con la stilografica che mi sporcava di blu il taglio della
mano ad ogni parola..) dietro di me ci sono tutte le persone, gli
animali, e la natura che ho incontrato nella mia vita. Sono lì e, credo,
mi sussurrano quello che devo scrivere. Avanti, diciamocelo, non posso
certo prendermi tutto il merito. Il libro è davvero troppo bello perché
l’abbia scritto tutto da sola!
SPECCHIO- Che cosa ti
ha dato, a livello interiore, scrivere Julian?
LAURA- A livello
personale è stata una grande gioia, una vera e propria rivelazione.
Tutte le esperienze spirituali trovavano un perché, il loro posto nello
scenario definitivo, il compimento di un viaggio. E poi avevo sfatato il mito
autoimposto che non sarei mai riuscita a scrivere un libro. Oh che bello
scoprire, per una volta, di avere torto. Beh magari non proprio una
sola! Ma soprattutto credo che Julian possa essere un punto di partenza
per chi voglia iniziare un cammino spirituale, per chi, come me, sa che
in fondo, dietro questo mondo, c’è molto di più.
SPECCHIO- Vogliamo
sapere tutto dei tuoi progetti per il futuro.
LAURA- Ah ma allora
siete alla ricerca di uno scoop, del super gossip di autunno! E chi sono
io per negarvi una tale notizia? E’ al calduccio, nel cassetto, il mio
secondo romanzo. Già pronto per la pubblicazione, ma non ditelo troppo
in giro, per ora bisogna concentrarsi su Julian, altrimenti si offende e
mi tiene il muso. Si sa... i ragazzi...
Venite a trovarmi sul sito www.laurajelenkovich.com, iscrivetevi al mio
blog e chiacchieriamo insieme. Julian, ai confini tra terra e cielo
vi aspetta in libreria dal 30 Ottobre: segnatevelo sull’agenda, sul
cellulare, con i post-it sul frigo, ma non perdetevelo, per carità. E se
non lo trovaste, ordinatelo, anche online, non siate timidi. Siate i
primi a camminare, insieme a Julian, ai confini tra terra e
cielo.